A História de um imigrante Italiano
Pietro Zappellini
l testo riportato di seguito è stato gentilmente inviato dall'amico
Aldo Cesar Zappellini, Brasiliano della citta di Florianopòlis (prov. Santa
Caterina) e nipote di Pietro Zappellini di origine mantovana...Grazie!!!
* * *
IL
LUNGO VIAGGIO SENZA RITORNO
PRESENTAZIONE
IL
LUNGO VIAGGIO SENZA RITORNO è una storia di Pedro Zappelini. Non pretende
essere la storia di Pedro Zappelini, perché nessun sondaggio in una monografia
così genuina può pretendere la comprensività e la profondità di un racconto
tanto importante. Ancora di più, nel confronto dell'inesistenza di un
filo conduttore unico perché la storia non procede linearmente.
Nasce
Pedro Zappelini, figlio di Innocennte (Innocens) e di Maria Bovi, nel 23 maggio
1879, nel paese di San Benedetto Po, Provincia di Mantova, nel nord dell'antica
Italia. Il suo corpo muore a Tubarão, nello Stato di Santa Catarina, in
territorio brasiliano, nel 23 giugno 1964, all'età di 85 anni.
È
emigrato in Brasile verso il 1892, con sua madre Maria Bovi, vedova in quel
tempo, i fratelli Amilcare, Giuseppe Garibaldi e la sorella Carmela.
Una famiglia che ha scommesso in un mondo che stava
cambiando, in uno scenario di concorrenza tra gruppi stranieri.
Spinto dall'inclinazione ed intelligenza, Pedro è
stato propiziatore di progresso e di civilizzazione, nonostante la sregolata,
irrazionale e crudele politica di colonizzazione eseguita dal governo brasiliano
rispetto agli stranieri, nei primi tempi.
Inorgogliamoci degli atti eroici di Pedro, dei
fratelli Amilcare, Giuseppe Garibaldi, della sorella Carmela e della madre Maria
Bovi. Di tanti altri della famiglia Zappelini che sono arrivati qua prima. Ed
anche di centinaia di immigranti italiani che, con perseveranza, lavoro ed onestà,
ci hanno legato una società familiare ben strutturata. Il tentativo di
comprimere tanto in uno spazio così limitato, ha imposto inevitabilmente la
decisione su che cosa omettere e cosa includere.
La ricerca ha avuto come base centrale, una serie di
informazioni genealogiche anteriormente preparate e consultate dal frate Juarez
De Bona (anche lui della famiglia Zappelini).
Risulta che IL LUNGO VIAGGIO SENZA RITORNO è un tema
offerto come un racconto sperimentale e provvisorio, così come una prospettiva
personale.
Testo
organizzato da Aldo Cesar Zappelini ( nipote di Pedro Zappelini ).
GLI
ANTENATI DI PEDRO ( O PIETRO )
Pietro
Zappelini (o Pedro) nacque nel 23 maggio 1879, nella città di San Benedetto Po,
Provincia di Mantova, nel nord d'Italia. Suo padre si chiamava Innocente
Zappelini, nato nel 3 ottobre 1843 e morto nel 26 dicembre 1890. Si sposò con
Maria Bovi, in San Benedetto Po anche, nel 18 novembre 1871. Ebbero i figli
Carmelita (nata nel 16.06.1873), Clito (nato nel 16.03.1875 e morto nel 23 marzo
dello stesso anno), Giuseppe Garibaldi (nato nel 20.03.1876, dopo si sposò con
Selena), Pietro (nato nel 23.05.1879, dopo si sposò con Josephina Liberato ) e
Amilcare (nato nel 07.01.1882, sposato con Carolina Polisiani). Maria Bovi, la
madre, nata nel 29 marzo 1854, morì in Brasile, in dada sconosciuta, a casa di
suo figlio Pietro. Carmelita era come la madre la chiamava, però Carmela era il
suo vero nome.
Innocente
ebbe il suo nome registrato nel Certificato di Battesimo come Innocens
Zappellini, all'epoca del suo battesimo nella Parrocchia di San Benedetto Abate,
comune di San Benedetto Po, nel 4 ottobre 1843, un giorno dopo la sua nascita.
Il suo matrimonio con Maria Bovi, nella stessa parrocchia, celebrato dal Prete
Arieti, ebbe come testimoni Luigi Sbardelatti e Pietro Mantovani. Lui aveva 28
anni e lei diciassette anni di età. Innocente morì nel 1890, aveva 47 anni.
Maria rese vedova ai 36 anni.
Innocente
(padre di Pietro) era anche figlio di Pietro e di Luigia Cambi. Pietro (il padre
di Innocente) nacque in Bardelle, lontano due chilometri da San Benedetto Po,
nell' 8 ottobre 1809 e morì nel 26 febbraio 1869. Luigia, sua moglie, nacque
nel 5 aprile 1812, ed è sconosciuta la data della sua morte. Si sposarono nel
28 ottobre 1828 ed ebbero i seguenti figli:
Carolina,
nata nel 20.01.1832. Giácomo Bartolomeu, nato nel 06.03.1833 e morto nel 1908.
Bartolomeu, nato nel 21.10.1834. Carlina, nata nel 20.10.1836. Giovani Lucio,
morto nel 24.11.1910. Catarina Filomena, nata nel 25.10.1839. Gaetano, nato nel
04.04.1842 e morto nel 13.08.1924. Innocente, nato nel 03.10.1843 e morto nel
26.12.1890 - il padre di Pietro o Pedro Zappelini, personaggio di questa
monografia. Gioacchino Biaggio, nato nel 30.02.1848 e morto nel 1849. Speciosa,
nata nel 26.10.1849 e morta nel 08.10.1869. Inocencio, nato nel 21.10.1851 e
morto dopo otto giorni di vita. Almicare Maximiliano, nato nel 19.05.1864 e
Vittorio, nato nel 21.08.1863 e morto con dieci anni di vita.
Tre
zii di Pedro: Giácomo Bartolomeu, Giovanni Lucio e Gaetano (sopraccitati),
emigrarono in Brasile, con i primi coloni italiani, che arrivarono a Armazém-Azambuja
(Santa Catarina), nel 28.04.1877. Pedro venne più
tardi, con i fratelli, la sorella e la madre Maria Bovi, verso il 1891/1892.
Giacomo Bartolomeu - nato nel 06.06.1833 e morto nel
1908, in Armazém-Pedras Grandes, si sposò nel religioso nel 31.01.1856, in San
Benedetto Po, con Líbera Dandolini (1a moglie), nata in Italia nel 18.07.1833 e
morta in Brasile prima del 1881. Loro ebbero nove figli: Agostino, Maria Luigia
(nata nel 01.05.1858 e morta nel 20.01.1860), un'altra Maria Luigia (nata nel
01.11.1860), Adele Colomba, Vitoria, Melania, Agostino, Angela Melania e Clito,
tutti nati in San Benedetto Po. Giácomo si sposò una seconda volta, anche
questa soltanto il matrimonio religioso, nel 01.06.1882, nella città di
Azambuja, con Luigia Pastel (nata nel 1853, in Fortogna-Longarone (Italia) e
morta nel 28.06.1904, in Brasile). Ebbero cinque figli: Amílcar, Adélio,
Antonio, Primina e Segundina (gemelle, nate nel 10.08.1889) e Colomba, che
nacque nel 10.09.1892.
Giovanni
Lucio - nato in Italia nel 14 dicembre 1837 e morto in Pedras Grandes - Brasile,
nel 24 novembre 1911. Si sposò con Maria Artemissa Sachi (nascita: 12.03.1838 e
decesso: 30.01.1916). Ebbero i seguenti figli: Ermelinda, Annita, Eugenio,
Benedito, Amadeu Umberto, Dirce e Pietro Francesco.
Gaetano
- nato nel 1842 e morto nel 1914, si sposò in San Benedetto Po, nel 15
settembre 1870, con Felicita, nata nel 1846 e morta nel 1933. Ebbero i seguenti
figli: Margherita, Eugênio, Frederico, Giovanni e Lucio.
Così,
Giacomo Bartolomeu, Giovanni Lucio e Gaetano - fratelli di Innocente (il padre
di Pietro o Pedro) - furono i primi Zappelini ad arrivare in Brasile, verso
aprile del 1877, con i primi immigranti italiani oriundi di San Benedetto Po.
Pietro
(Pedro) aveva 12 zii. Alcuni zii e cugini rimasero in Italia. Pietro aveva 3
fratelli (Clito - morto con pochi giorni di vita nel 1875, Giuseppe Garibaldi e
Almicare) e una sorella (Carmela). Sontanto sua sorella, Carmelita, ritornò in
Italia, dopo emigrare in Brasile. Non si è adatta. Forse sarebbe andata a
Milano, dove si sposò con un uomo di cognome Iori. Si conosce il nome di una
sua nipote: Beatriz.
Gli
ascendenti più antichi di Pietro che sono stati trovati, sono Domenico
Zappellini e Maria, sposati probabilmente in San Benedetto Po. Ebbero il figlio Giovani, nato nel 01.03.1723, che si sposò con
Domenica Di Vicenzo nel 14 febbraio del 1700. Giovanni, figlio di Domenico e Maria,
sposato con Domenica (nata nel 30 settembre 1765), ebbero i seguenti figli:
Domenico (nato nel 20.08.1702), Vitoria (01.09.1704), Margarita (10.09.1706),
Giacomo (27.07.1708 e 18.02.1764) - sposato con Pascoa Zani, nel 24 aprile del
1741, Anna Maria (05.05.1710), Jacoba (04.09.1712) e Giuseppe (21.03.1715). Giacomo e Pascoa ebbero tre figli: Antonio, Inocente
e Giuseppe. Antonio si sposò con Paola Sacchi nel 1764 ed ebbero 7 figli, tra
loro, Giacomo. Questo si sposò con Speciosa nel 13 febbraio 1786 ed ebbero 5
figli, tra i quali, Bartolomeu. Bartolomeu si sposò nel 6 febbraio del 1809 con
Maria Colomba Pirazzi ed ebbero 6 figli, tra i quali, Pietro - che era il padre
di Innocente. E Innocente ebbe i figli che furono già citati, tra i quali
Pietro (su cui stavamo scrivendo). Così, Pietro riceve il nome di suo nonno.
Tutti
i dati della famiglia Zappelini, dal 1877 fino ad oggi e gli altri dal 1892,
furono trovati nell'Archivio Parrocchiale di San Benedetto Po (Mantova), Italia,
dal frate Juarez de Bona (Cappuccino), con il permesso e la collaborazione del
parroco di quel tempo, Don Albino Menegozzo. La ricerca è
stata realizzata dal 2 al 4.10.1996 e dal 28 al 30.10.1998. Nell'Archivio
di questa parrocchia i registri cominciano per i battesimi, a cominciare dall'anno
1578 (mancano quelli dal 1589 al 1683); i registri di matrimonio cominciano nel
1591 (mancano quelli dal 1683 al 1685) ed i registri dei decessi cominciano nel
1684 (mancano quelli dal 1706 al 1723). Conseguentemente il legame logico della
famiglia (Zappellini) finisce qua. Però, prima di questi dati sono stati
trovati alcuni Zappellini, che probabilmente sono antenati, ma non si sa quale
sia il legame. I dati sono i seguenti: il certificato di battesimo di João
Zappellini, del 22 giugno 1575 ed il certificato di matrimonio di Francisco
Zappellini e Maria Canabeti, del 19 maggio 1606.
C'è
anche il registro di entrata di altri Zappelini, oriundi di San Benedetto Po e
di altre località della stessa provincia (di Mantova). Parenti lontani di Pedro
Zappelini. Altri Zappelini rimasero in Italia. La ricerca porta
all'incontro della scoperta di Angela de Zappelini (nata nel aprile 1676),
sposata con Petrus de Balmieri; di Maria Zappellini, nata nel aprile 1779,
figlia di Innocêncio Zappellini e di Ana Camerlenghi; e di Augusto Zapeline,
nato nel luglio 1870 (- in The Church os Jesus Christ of Latter- days Saints).
Come è stato detto, molti della famiglia Zappellini
di San Benedetto Po emigrarono in Brasile. Tra i quali, soltanto per dare un esempio,
arrivarono Agostinho Zappelini (41 anni), sua moglie Catterine (o Catarina
Zanini - 33 anni), e i loro figli Alcebiades - 3 anni, Carmelita - 10 anni,
Dante - 1 anno, Giovanni - 14 anni, Maria - 7 anni, Massimiliano - 17 anni,
Teodolina - 11 anni e Maria Angela - 7 anni.
Agostinho
e Catterine si sposarono in San Benedetto Po, nel 29 ottobre del 1870. Là
nacquero gli otto figli. Emigrarono in Brasile, sbarcando al porto di Santos nel
12 settembre 1888. Andarono a vivere a Amparo/SP, alla fattoria di Camilo
Andrade. Viaggiarono sulla nave "Liban". Il loro figlio Massimiliano
si sposò con Catarina Massaini, in Pedreiras, città vicina a Campinas/SP, nel
22 maggio 1897 (un giorno prima della nascita del nonno Pietro in San Benedetto
Po) e là ebbe i figli Angelo, Amadeu, Iris, Francisca, Augusto, Nair, Adelina e
Ademar. Morì in Pedreiras, nel 21 ottobre 1945. Giovani si sposò con Angela Volponi, in Campinas/SP (nel 10.10.1894)
ed ebbero otto figli. Morì in Pirapitingui, nel 20 giugno 1953. Riguardo a Deolinda e
Alcebiade non si conosce niente. Nel 1896 o 1897, Catterine (o Catarina) si
trasferì a Armazém, con i figli Maria, Dante, Carmelita (nata qua in Brasile -
6 anni). La prima Carmelita (che venne dall'Italia con i genitori nel
12.09.1888) sicuramente morì in Amparo/SP, prima del 1890. Era un'abitudine tra
gli italiani dare il nome del figlio che moriva bambino al figlio che nasceva in
seguito. Catterine e i suoi figli furono a vivere insieme con suo fratello
Cirilo Zanini, sposato con Virginia Zappelini, che era sorella del marito di
Catterine, Agostinho e che abitava a Armazém dal 28 aprile 1877. Rimase là
fino al 1911, quando ritornò a Campinas/SP con suo figlio Dante, che morì
scapolo nel 6 febbraio 1919. Le sue figlie, Maria, Carmelita e Teodolinda si
sposarono in Urussanga/SC. Agostinho morì intorno al 1897 o 1910, in Pedreiras
o Amparo nello Stato di São Paulo. Poco si conosce di
lui. Non
è stato localizzato il certificato di obito di Agostinho. Catterine morì ai 78 anni di età, nel 3 febbraio 1934, alle ore due
dell'alba, in Campinas/SP. Era figlia di Antonio Zanini e di Angela Lucchini.
Molti altri Zappelini, emigrati da San Benedetto Po e le vicinanze, qui
in Brasile ebbero le loro storie personali. Quella di Agostinho e Catterine è un esempio. La storia di nostro
nonno Pietro è un'altro racconto di vita anche. Ed è questo che si intende
nella presente monografia - portare almeno un po' della vita di Pietro Zappelini,
il figlio di Maria Bovi, per il ricordo dei suoi discendenti. Molti emigranti
della famiglia Zappelini ebbero qua le loro storie. In particolare, continueremo
con gli atti del nonno Pietro.
MARIA BOVI
Maria Bovi, nata nel 29 marzo 1854, si sposò nel 18
novembre del 1871, aveva 17 anni, con Innocente (Innocens) Zappellini, nato nel
3 ottobre 1843. Il matrimonio fu celebrato dal Prete Arieti, nella Parrocchia di
San Benedetto Abate, comune di San Benedetto Po, Provincia di Mantova (nella
Lombardia), nord d'Italia, con la testimonianza di Luigi Sbardelatti e di Pietro
Mantovani.
Maria
rese vedova ai 36 anni, dopo la morte del corpo di Innocens, successo nel 26
dicembre 1890. Nel 1892 circa emigrò in Brasile, in compagnia dei figli
Giuseppe, Pietro, Amilcare e Carmela (Carmelita). Morì in Tubarão, Stato di
Santa Catarina, nella casa del figlio Pietro.
Nonostante
non si avesse scoperto quale era la relazione di parentela con Maria Bovi, la
ricerca rivelò membri della famiglia Bovi (o Delli- Bovi) nell'Italia e negli
Stati Uniti dell'America.
L'informazione
trovata più antica è su Filipa, nata nel 1712, figlia di Ambroggio Bovi, della
comune di Braga, Provincia di Lucca. Dopo, Antonio Bovi, nato nel 18 settembre
1840, figlio di Gio Batta Bovi, di Badia Calaverna, Provincia di Verona. Si
segue con Madalena, nata nel 21 settembre 1860, e il fratello Dominicius, nato
nel 21 ottobre 1861, figli di Francisci Bovi e di Mariae Bovi, di Vila Estense,
Provincia di Padova.
Appariscono
altri Delli-Bovi (e Bovi). Vitto (nato nel 1846 - morto nel 1909), sposato con
Annina Solavicca; ebbero molti figli, tra i quali Amedo (nato nel 02.03.1894 -
morto nel 1957), Américo (nato nel 20.01.1889 - morto nel 1901), Ranilda (nata
nel 07.07.1885 - morta nel 1957), Philippo (nato nel 22.12.1879 - morto nel
1955), Laura (nata nel 28.09.1898), Ottavia (nata nel 30.03.1890 - morta nel
1970) e Orttenzzia (nata nel 06.03.1892 - morta nel 1955). - Antonio Bovi (era
un'abitudine in quei tempi la ripetizione dei nomi nelle famiglie, così,
Antonio può non essere lo stesso che l'altro, nato nel 1840, figlio di Gio
Batta Bovi) e Margherita Ridolfi, di Salerno, ebbero i figli Angelo (nato nel
30.04.1873), Basilio (nato nel 29.05.1883), un altro Basilio (nato nel
07.05.1890) e Basilio Santo (nato nel 01.11.1893). - Ida (29.10.1873) e Natale
Scaravelli, della comune di Pegognaga, Provincia di Mantova. - Il risultato
della ricerca portò all'incontro di Deanne Delli-Bovi (il padre è italiano),
nato e residente a New York, dove lavora come musicista, in uno studio di
produzioni musicali (Indawoods Audio, in Williamstown, NY).
Il
cognome Bovi è stato localizzato in un'altra fase della ricerca. Sorgono Anna
Maria Bovi, nata nel 03.07.1859, in Cosoleto, Reggio Calabria (Italia), figlia
di Pasquale Bovi (nata nel 1819) e di Tonia Sgro (nata nel 1833). Cristóforo
Bovi (nato nel 1819), sposato con Grazia Maria Scolastica Rusitani, era figlio
di Giuseppe Bovi e di Guivana Grio, anche lei di Cosoleto, nella regione Reggio
Calabria.
La
ricerca è andata avanti. In Briesert, nelle vicinanze di Liège, nel Belgio,
sono stati trovati vari membri della famiglia Bovi, con il cognome scritto della
forma Bovy, di quei tempi. Là stanno i registri di Maria Anna, figlia di
Lambert Bovy (nata nel 1707,circa) e di Mariae Marquet (nata nel 1711, circa).
Trovati anche i nomi di Margareta Bovi, (nata nel 17 febbraio 1735; di Maria
Anna Bovi, nata nel 31.10.1737; di Marc Marquet Bovi, nato nel 06.01.1742 e
morto nel 17.03.1812 ; di Jacobus Bovy, nato nel 17.11.1744 ; di Maria Elisabeta
Bovi, nata nel 01.12.1746 ; di Maria Bovi (o Bovy), nata nel 02.02.1750 ; e di
Barbara Bovi, nata nel 11 luglio 1733.
Risulta,
quindi, che dal Belgio all'Italia sono venuti i Bovi. O, in una seconda ipotesi, alcuni membri della famiglia Bovi sono
emigrati in Belgio. Non si sa con cetezza. Le informazioni si sono perse
attraverso i lontani anni (Ricerca fatta negli archivi della "Family
History Library", della The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints, di
Salt Lake City, nello Stato di Utah, negli Stati Uniti dell'America) (Traduzione:
Alessandra Zappelini, figlia della pronipote di Maria Bovi).
PIETRO ZAPPELINI
Pietro - diciamo Pedro - è arrivato in Brasile nel
1891/1892, circa. È venuto con sua madre Maria, i fratelli Giuseppe Garibaldi,
Amilcare e la sorella Carmelita ( che dopo è ritornata in Italia ). Sono
sbarcati dalla nave "Cristóforo Colombo", alla città di Recife,
Pernambuco. Dopo sono tutti andati alla città di Santo Antonio de Posse, nello
Stato di São Paulo. Poco o quasi niente si sa di questo
periodo. I fatti si sono persi. È possibile che la famiglia abbia lavorato
nelle fattorie, sotto la protezione economica e finanziaria da qualche impresa
di colonizzazione, fatto comune in quel tempo. Queste imprese finanziavano
addirittura il biglietto, arrivandosi qua offrivano la sistemazione e l'alimentazione,
in cambio del lavoro in campagna (per esempio, la Società Protettrice della
Immigrazione - 1886 e l'Associazione di Colonizzazione di São Paulo - 1871 ).
Le
navi a vapore come "Cristóforo" o "Cristóvão Colombo",
"Matteo Bruzzo" e l' "Espagne", portavano una mischia di
merci e passeggeri, di solito partendo da Genova, e queste navi hanno portato
tanti emigranti in Brasile, facendo diversi viaggi. È ovvio che anche altre
navi trasportavano gli emigranti, però sono stati trovati vari registri
rispetto a queste navi sopraccitate.
Maria
Bovi, in quel tempo con 38 anni, e i figli Carmela (sua madre la chiamava
affettuosamente di Carmelita - 18 anni), Giuseppe (15 anni), Pietro (quasi 13
anni) ed Amilcare (9 anni), sono arrivati alla "Hospedaria do
Imigrante" a São Paulo, nell' 8 febbraio 1892, in questo momento oriundi
dal Rio de Janeiro, a bordo della nave "Maranhão". La
"Hospedaria do Imigrante" è stata fondata nel 1886 da Antonio de
Queiroz Telles, il Visconte di Parnaíba, nello attuale quartiere del "Brás",
nella capitale "paulista". Gli immigranti potevano rimanere, senza spese,
durante otto giorni, all'attesa di un contratto di lavoro. Nel
corso di varie decade, uomini, donne e bambini sono passati per la
"Hospedaria". Loro sbarcavano a Santos con le loro arche, i loro bauli,
salivano la montagna con la "maria fumaça" della "São Paulo
Railway" ed erano albergati alla "Hospedaria dos Imigrantes". E
in seguito partivano per le fattorie.
Soltanto
per curiosità. Per quello che riguarda le navi "Cristóforo e "Maranhão".
La ditta Italia Società per Azione di Navigazione ha varato in mare, nel 1973,
una nave con il nome "Cristoforo Colombo". C'erano altre navi con il
nome "Cristoforo". Tra le quali, tre di bandiera italiana e una,
Cristobal Colon, di bandiera francese (della impresa Societè Generale de
Transports Maritimes). Una nave Colombo (Cristoforo - Lavarello Line) è stata
varata in mare nel 1871 con il nome di "Expresso". E, nel 1874, l'ha
acquistata il capitano Giovanni Battista Lavarello che, in omaggio al grande
marinaio Cristóvão Colombo, ha ribattezzato la nave con il nome di Colombo (Cristóforo).
La nave Colombo faceva la rotta Genova, Marsiglia, Cadis, Tenerife, Montevideo e
Buenos Aires. Nel 1893, la stessa nave è naufragata nel mare brasiliano. Esiste un'altra Colombo, della impresa Ligure
Brasilianna Società di Navigazione, che ha fatto la rotta del Brasile, però a
cominciare dal 1898. Un'altra Colombo apparteneva all'impresa Navigazione
Generale Italiana, però é stata varata in mare nel 1927.
L' Expresso, dopo la Colombo, sono state fatte all'Inghilterra.
La seconda pesava 1.865 tonnellate. Era la più grande nave dell'impresa
Lavarello (G.B. Lavarello Co.), seguita dalle navi a vapore Europa e Sud America.
L'impresa si era stabilita a Genova, da dove pativano le sue navi. La G.B.
Lavarello è finita ed un'altra è apparsa nel suo posto, La Veloce - Società
Anonima di Navigazione a Vapore, con la sede alla Piazza Nunziata # 17 - Genova.
Era la sua rappresentante generale in Brasile l'impresa A. Fiorita & Co.,
con la sede a Sâo Paulo. Ingannevoli erano gli annunci : ' magnifici
posti per le 1ª, 2ª e 3ª classi '.
In
relazione alla nave Maranhão sono stati trovati registri diversi. C'era una
"Maranhão" - che può non essere la stessa nave in cui ha viaggiato
la famiglia Zappelini, in quell'epoca - che ha avuto, prima, i nomi : Giulio
Cesare (1891), Maranhão (1897) e Rio Amazonas (1897). Era una nave di bandiera
italiana, pesava 3.171 tonnellate, con le dimensioni di 104,23 x 10.67 metri,
costruita dall'impresa G. Ansaldo & Co., Sestri Ponnente. La nave, a quel
tempo Giulio Cesare, è stata venduta alla 'Ligure Romana" nel 1897 e
ribattezzata con il nome Maranhão. Nello stesso anno del 1897, è stata venduta
o ceduta alla "Ligure Brasilianna", e di nuovo ribattezzata con il
nome Rio Amazonas. Nel 20 gennaio 1898, la nave Rio Amazonas è partita da
Genova (Italia), ha fatto scalo a Marsiglia (Francia) e ha salpato per il Pará
(Brasile). Nel 1903 la nave fu trasferita per attendere la regione dell'Atlantico
Sud, o, più precisamente, la regione del fiume "Prata", ossia,
trasferita a Montevideo e Buenos Aires. Nel 1917 è stata torpedinata da un
sottomarino tedesco, classe U- 35, ed è naufragata a 70 miglia di Benghazi. La
"Ligure Brasilianna", la "Società di Navigazione La Ligue
Brasilianna" ed anche la "Transatlantica Italiana Società Anonima di
Navigazione", avevano navi che trasportavano emigranti italiani in Brasile,
a cominciare dalla fine del secolo passato.
Si
crede che molti Zappelini hanno fatto parte dell'elenco dei passeggeri di queste
navi.
Pietro
Zappelini, nato nel 23 maggio 1879 e morto nel 23 luglio 1964, si sposò con
Giuseppina Librelato, nata nel 11 aprile 1885 e morta nel 18 aprile 1956, nel
religioso, nella città di Urussanga, nell' 11 settembre 1905. Ebbero otto figli
: Irene (nata nel 08.08.1906 e morta nel 11.05.1989), sposata con João Coelho,
nato nel 24.06.1889 e morto nel 31.08.1970. Dati ricercati dal frate Juarez de
Bona; comunque, il certificato di nascita ha come data di nascita il giorno 2
settembre 1906, in Azambuja); Elisa (nata nel 28.10.1907 e morta nel 14.01.1995,
sposata con Arthur Teixeira Schieffler, che nacque nel 15.04.1910 e morì nel
27.10.1988); Anna (Anita) (nata nel 11.11.1910 e morta nel 20.10.1991, sposata
con Duilio Bianchini, che nacque nel 31.08.1907 e morì nel 25.12.1982); Ida,
morì ancora bambina. Dosolina, morì bambina. Matilde (nata nel 16.06.1917 e
morta nel 23.10.1946, sposata con Lourival Bastos de Menezes; Hercílio (nato
nel 20.09.1920, già morto, fu sposato con Iolanda Costa) - e - Aldo, nato nel
23.03.1923, anche lui già morto, fu sposato con Maria de Lourdes Nunes.
Irene
e João ebbero sette figli : Moacir, Alvacir, Jaime, Elita, Rui, Hélio e Vânio.
Elisa e Arthur ebbero sei figli: Pedro Paulo, Nadir, Arthur, Neusa, Nanci e Nádia
Maria. Anita e Duílio ebbero cinque figli: Wilson, Wilson José, Wolney Egídio,
Wilma Terezinha e Valdo Duílio. Matilde e Lourival ebbero due figlie: Magda e
Edith Benvinda. Hercílio e Iolanda ebbero cinque figli: Ari, Cláudio José,
Hercílio, Rogério e Maria da Graça. Aldo e Lourdes ebbero quattro figli :
Aldo César, Elizabeth, Maria Isabel e Juarez. Ci entrano alcuni schiarimenti:
Nel
9 febbraio 1907, Pietro si sposò con Giuseppina (Josefina) Librelatto, tutti e
due scapoli, residenti ad Azambuja, in questo Stato. Lei: figlia di Eugenio
Librelatto e di Orsola Librelatto (è scritto sul Registro dei Matrimoni num.
79, foglio 40 del Libro num. 01, dello Studio Notarile dei registri delle
persone nate nella comune di Azambuja e informato da Denise Fraga, scrivente
giurata).
Comunque,
quasi due anni prima, Pietro si sposò, matrimonio religioso, nella Cappella di
Armazém, in Urussanga/SC, con Maria Librelatto, alla presenza del Prete Luiz
Gilli e delle testemoni Arcangelo e Lucia de Bona. Lei: figlia di Eugenio
Librelatto e Orsola Dellavedova Librelatto (è scritto nel Libro num. 01, foglio
70v., sotto il termine num. 40 del Registro di Matrimonio della attuale
Parrocchia Nossa Senhora Imaculada Conceição, di Urussanga/SC, antica Cappella
di Armazém, conforme è stato comunicato dalla signora Olinda Bettiol,
Segretaria Parrocchiale).
È
evidente, senza dubbi, che Pietro (Pedro) si sposò, prima nel religioso (nel
1905), e dopo, nel civile (nel 1907), e con la stessa donna, Giuseppina
Librelatto, la "nonna Pina".
Un
altro fatto ad essere schiarito. Irene Librelatto (la stessa che Irene Zappelini)
nacque nel 2 settembre 1906, alle ore otto, in Azambuja/SC, figlia di Giuseppina
Librelatto. Il nome del padre non c'è sul documento del certificato di nascita.
I nonni materni sono Eugenio Librelatto e Orsola Librelatto. La dichiarante è stata la madre (Giuseppina). Il certificato è del 2
settembre 1906 (termine num. 351, foglio 089v., del Libro num. 01 del
Certificato di Nascita, attuale Registro Civile delle persone naturale del
Distretto di Azambuja, circoscrizione giudiziaria di Tubarão/SC). Questo è
scritto sul Termine num. 374, foglio 296 del Libro num. 01 dei Battesimi dell'attuale
Parrocchia N. S. Imaculada Conceição, in Urussanga/SC, che Irene Zappelini,
nata nell'otto agosto 1906, figlia di Pedro Zappelini e di Giuseppina Librelatto
Zappelini, è stata battezzata nel 12 settembre 1906, nella Cappella di Armazém,
dal Prete Luiz Marzano.
È
chiaro, senza dubbio, che Irene Librelatto è la stessa Irene Zappelini, figlia
di Pedro e di Giuseppina, nata quando i genitori erano sposati soltanto nel
religioso. Si spiega. In quell'epoca, 90 anni fa, i registri dei battesimi,
delle nascite, dei matrimoni e dei decessi erano scritti, molte volte in una
maniera precaria, in conseguenza dei dati informativi imprecisi e confusi. Da
questo si spiega l'osservanza dei dati diversi in alcuni registri, fatti a penna
d'oca , in quei lontani e difficili anni.
Nella
ricerca genealogica realizzata dal frate cappuccino Juarez de Bona, la quale
merita complimenti, consta che Pietro/Pedro Zappelini ebbe otto figli con
Giuseppina Librelatto, includendo Ida e Dosolina morte ancora bambine. (Ci sono
dei commenti che Pedro sia stato il padre di più bambini, in quelle terre di
Azambuja, Pedras Grandes, Barra do Norte, Gravatal e addirittura Tubarão ).
Davanti
al grande numero dei dati (nomi e date) raccolti dal frate Juarez, in
particolare, sembra che ci è stato un equivoco in relazione al numero dei figli
di Pietro, i quali ha avuto con Giuseppina, relativo alle nominate figlie Ida e
Dosolina.
Consta
nei dati genealogici della famiglia Zappelini il nome Dosolina, come figlia di
Eugenio Zappelini e di Maria Rosa (Rosina) Furlaneto. Questo Eugenio è figlio
di Gaetano. E Gaetano era zio di Pedro, fratello di suo padre. Così, Dosolina
non è figlia di Pedro, ma nipote di suo zio Gaetano (uno dei primi immigranti
che sono venuti al sud dello Stato, nell'anno 1877 - è già stato citato in
questa monografia). Lo stesso succede in relazione a Ida, la quale il frate
Juarez cita come figlia di Pedro Zappelini anche. Secondo il termine num. 131,
foglio 11 del Libro num. 02 del Registro dei Battesimi della Parrocchia Nossa
Senhora Imaculada Conceição (Urussanga/SC), Ida è nata nel 3 marzo 1907 ed è
stata battesata nel 21 aprile 1907 dal Prete Luiz Marzano, come figlia di
Eugenio Zappelini e di Maria Rosa Furlanetto. Così, Ida e Dosolina segnate dall'
illustre frate Juarez come figlie di Pedro con Giuseppina, tuttavia, sembra, d'accordo
con le informazioni posteriori alle quelle del prete ricercatore, che infatti
Ida e Dosolina non sono figlie di Pedro e di Giuseppina. A meno che Pedro e
Giuseppina avessero avuto figlie con gli stessi nomi anche (Ida e Dosolina), che
sarebbe curioso e molta coincidenza.
Il
prete Luiz Marzano, dell'antica cappella di Armazém, sopraddetto nel testo, è
citato nel libro Santa Catarina - 100 anos de História, di Celestino e Sérgio
Sachet, così : "La immigrazione italiana in Santa Catarina conta su due
sacerdoti cattolici che, allo stesso tempo in cui prestarono assistenza
religiosa ai coloni, diventarono dei reporter disposti a condividere le loro
esperienze di immigranti accanto ai compatrioti che rimasero dell'altra parte
dell'Atlantico." Arcangelo Ganarini, vicario a Brusque, Itajaí e Nova
Trento, nel 1901, pubblica Nuova Trento, impressioni di viaggio, 1901; Luigi
Marzano (o Luiz), il primo vicario di Urussanga, arrivato nel 1898, pubblica
Missionari italiani nelle foreste del Brasile, 1904.
Tra i due testi, il libro del Prete Marzano e il più
attrattivo, perché il lettore convive con la radiografia di una colonia di
italiani che, da venti anni, vivono in Brasile, lottando per riadattarsi alla
nuova vita e alle nuove maniere di esprimere la loro fede cattolica."
Ci sono dellle notizie che Pietro ha richiesto la
cittadinanza brasiliana, passando a chiamarsi Pedro. Il
processo, che è attualmente nell'Archivio Nazionale, a Rio de Janeiro, dopo le
ricerche, non è stato trovato. Però c'è l'informazione che ci si trova là,
dove, con certezza, risulterebbe in maggiori dati storici. Nel 28 dicembre 1940,
Pedro ha richiesto il registro di straniero al 'Serviço de Registro de
Estrangeiros' di quel tempo, a Florianópolis, in osservanza al Decreto 3010/38,
quando era direttore commerciale della Cooperativa Agrícola de Tubarão.
C'è
un racconto su Pedro Zappelini : tra le persone che hanno attuato nel Vale do
Tubarão, per diversi motivi si è innalzata la figura di questo colonizzatore.
Arrivando in Brasile, la famiglia si è stabilita all'interno dello Stato di São
Paulo, dopo aver provato il caldo della città di Recife. Lavoravano con il caffè
ed il tabacco, certamente in qualche fattoria, dove la terra era affittata.
All'inizio
del secolo, il governo brasiliano ha voluto introdurre nel paese una sorta di
tabacco del tipo "havana". Non si sa la ragione, però Pedro è stato invitato per impiantare
questa coltivazione a Santa Catarina.
È stato due anni a Blumenau, con la famiglia. Dopo,
è stato ad Azambuja e Urussanga, per valutare meglio le possibilità di
progresso. Si è stabilito, alla fine, in Barra do Norte, ha
aperto uno stabilimento commerciale, una fabbrica di strutto, ha cominciato la
coltivazione del tabacco e l'allevamento dei bovini. I suoi fratelli hanno avuto
un altro destino, svolgendo attività diverse, costituendo le loro famiglie.
In quell'epoca, dello stabilimento commerciale a
Barra Norte, nelle vicinanze di Tubarão, si fabbricava più di 200 barattoli
dello strutto al mese. Chi fabbricava i barattoli era Lauro Kock. Pedro faceva l'intermediario
nelle vendite delle fattorie anche, vendeva generi alimentari, delle medicine,
tutto ciò che avesse bisogno il colono, potrebbe trovare nel suo negozio. Nella Barra ci è stato dal 1910 al
1926. E dopo di un corto periodo, in cui è stato a Urubici, si è radicato
definitivamente a Tubarão. Lui ha costruito una casa di grandi dimensioni e
l'ha chiamata "Vila Aurora". Consta che Giuseppina, sua moglie, diceva
che Pedro era un "uomo del mondo".
Nel periodo in cui è vissuto a Barra, ha contrattato
con il governo dello stato la rettifica e l'allargamento dell'autostrada per Braço
do Norte. In cambio, il governo gli ha dato delle terre restituite della
sorgente del fiume dei Bugri, nelle vicinaze del Grão-Pará, in Araranguá e in
Forquilhinhas, vicino a Criciuma. Però altre terre sono state comprate da
Pedro. In queste terre, Pedro è riuscito a mandare numerose famiglie di
colonizzatori.
Si
è osservata nelle coste della serra1 la presenza di carbone e di altri minerali.
Comunque, la mancanza del capitale ha impedito lo
sfruttamento. Dopo, si è verificata l'impraticabilità, difronte alla ristretta
capacità economica dello sfruttamento. Non c'era minerio abbastanza che
compensasse qualsiasi tipo di investimento.
In
queste terre molte volte si faceva contatto com i "bugres". La
comunicazione era fatta attraverso i gesti. Si gli lasciava del mais e anche
qualche caccia. Una volta, un gruppo di uomini armati ha trovato una piccola
tribù. Ci è stata una lotta. I "bugres" furono massacrati.
Si è salvato soltanto un ragazzo, il quale è stato affidato a Pedro, che da
molto tempo mostrava interesse a educare un "bugrinho". Il bambino
avrebbe sette o otto anni. È stato battezzato solennemente com il nome di
" Hercilio Aiurê ", nel febbraio 1921 circa. João Monteiro Cabral
era il padrino. Il "bugrinho" è stato portato alla Barra do Norte. Ci
è stata una festa. C'era, addirittura, una banda musicale per ricevere il
piccolo indiano. Però è durata poco. Il "bugre" è morto; non si è
adatto. Il seppellimento è stato anche
solenne, con due bande del villaggio Pedras Grandes. Ci entra una menzione
speciale su "Aiurê".
Nota
1.serra - 17 - Catena di montagne
AIURÊ
All'inizio
del secolo c'erano tanti indiani nella regione di Grão Pará, nelle coste della
serra, che erano chiamati "bugres". Alcuni
cacciatori sono riusciti a catturare una coppia di "bugrinhos", dopo
una lotta con il resto della loro tribù. L'indiana, che morsicava le braccia
degli uomini che la tenevano, ha ficcato con più forza i denti in un uomo. Il
cacciatore ha perso il controllo. L'ha buttata in terra, dando un forte colpo al
suo corpo. Lei è morta. Il fratello ha cominciato ad urlare il nome di sua
sorella: Aiurê. Il "bugrinho', allora è stato fidato a Pedro. Così,
Pedro l'ha battezzato Hercílio Aiurê, nella data imprecisa del 17 febbraio
1921. Lui è vissuto poco, ancora, dicono, urlava il nome di sua sorella.
Centinaia
di tragedie sono successe fino allo sterminio degli indiani di quella regione,
dove Pedro era il proprietario di una grande estensione territoriale, alle coste
della Serra del Corvo Branco. Là sono stati i famosi "bugreiros",
come i Wandresen, i Leandro e i Brito.
Le
selve fitte, tra le montagne isolate, quasi inaccessibili, hanno offerto,
durante molti anni, rifugio a persone violente, rifugiati dalla giustizia. I
commercianti dovevano tollerare molta impertinenza, per non soffrire le loro
rappresaglie.
L'anno
1910. Nelle vicinanze di Araranguá, sud dello Stato. Un indiano rapina una
colona italiana che lavava i vestiti nel fiume. Lei è stata riscattata anni più
tardi, aveva già due figli. Quando i tedeschi e gli italiani
si sono installati al sud dello Stato, una guerra tra la freccia e la spingarda
mischia il sangue delle due culture. Entra in scena il "bugreiro",
il cacciatore di indiani.
La
Chiesa Cattolica " non sprezza gli immigranti nè gli indiani; "a uno
e all'altro offre il suo ausilio", assicura D. João Becker, il primo
vescovo di Florianópolis, tra il 1908 e 1912. Però la posizione
del vescovo non è chiara. L'indiano è un pagano, feroce, indomabile e viziato".
Il colono è un evangelizzatore, "pioniere abnegato al progresso, che apre
una nuova fonte di rendita per il tesoro dello stato. E, perciò, l'europeo ha
l'indubitabile diritto della propria difesa e di essere protetto dalle autorità
del paese". ( nel SC - 100 anos de História, cit.).
Attualmente, la località Aiurê ha la scuola, la
farmacia, il commercio, e ha uno sviluppo normale. Aiurê
è l'unico nome conservato, dalle migliaia de vittime dell'impianto della
colonizzazione, nel sertão2 dei "bugres botocudos".
Nota 2 - sertão : foresta nell'interno di un
continente o di un paese, lontana dalla costa.
GRAVATAL
Pedro
Zappelini ha avuto grande influenza politica e economica a Tubarão. Lui aveva
una fattoria per l'allevamento dei bovini e coltivava il riso. Aveva lotti di
terra e negozi di vari tipi. Però c'è un altro motivo per inserire Pedro
Zappelini nelle pagine di questa storia. È stato lui l'iniziatore dello
sfruttamento del turismo e delle acque terapeutiche delle terme di Gravatal,
posto lontano, aprossimatamente, trenta chilometri da Tubarão. Conoscendo l'esistenza delle acque tepide nel letto del fiume, ha
comprato le terre di Waldemar, Osvaldo e Antonio Knabben, verso il 1942. Siccome
era straniero e italiano in un'epoca in cui succedeva il conflitto mondiale
della Seconda Grande Guerra, l'impredimento è stato registrato nel nome del
figlio Hercílio, nato in Brasile. Il letto del fiume è stato deviato. Lavoro
manuale, senza draga o qualsiasi altro equipaggio specifico. La sorgente ha
rivelato notevole capacità terapeutica. Molte persone là si recavano per farsi il
bagno, passando a proclamare cure quasi miracolose.
Nel 1942, Hercílio ha ottenuto l'autorizzazione per
la ricerca, e nel 1946 per la lavorazione di questa sorgente radioattiva. Le
acque schizzano naturalmente in una quantità straordinaria. Sono 144 mille
litri all'ora, a 37 gradi centigradi, con un elevato tenore di radioattvità e
apprezzabili elementi terapeutici.
Nel 19 luglio del 1956 si è formata la Cia. delle
Acque Termali di Gravatal, per la costruzione di un albergo. Erano
i soci maggioritari Hercílio Zappelini, Aldo Zappelini, Ramiro Correia Ferreira
da Silva e José Agostinelli. Qualche anni dopo, è stato creato il Gravatal Hotéis
de Turismo S/A (fondato nel 14 luglio 1969), essendo Aldo Zappelini il primo
Direttore-Presidente e chi ha lanciato la pietra fondamentale del Hotel
Internacional do Gravatal. È avvenuto nel 10 luglio 1971, erano presenti il
Governator Colombo Machado Salles e diverse autorità. L'albergo era stato
approvato dalla Empresa Brasileira de Turismo e dal Conselho Nacional de
Turismo. Il progetto iniziale stipulava 9.000 m2
di costruzione, con 120 unità abitazionali, con un investimento previsto in Cr$
6.000.000,00 - nel luglio 1971. In quel giorno, nel suo discorso, Aldo Zappelini
ha detto: "Più difficile sarebbe stata la conquista di questa lotta, se
non avessimo avuto la partecipazione di un uomo idealista, che adesso non
appartiene più alla nostra convivenza, lasciando aperta una lacuna che possiamo
superare: Pedro Zappelini, che ci ha legato una eredità di saggezza". In
quel momento ha riverito il nome di Sílvio Zappelini, con giustizia.
Così, Gravatal è diventata un posto turistico
grazie alle idee intraprendenti di Pedro Zappelini, dopo proseguite da Hercílio
Zappelini, Aldo Zappelini ed i soci Ramiro e José. Sono passati gli anni e Aldo
si è slegato della società, vendendo la sua partecipazione azionaria del
Gruppo, perché un nuovo agente, appena arrivato, inesperiente, ha portato con sé
l'apprensione, facendo sparire, così, l'amenità delle abitudini che
caraterizzano l'uomo sincero che marcia passo a passo con l'equilibrio.
Legati al nome "Gravatal", oltre agli
infaticabili Pedro Zappelini, i figli Hercílio e Aldo, dopo con la
partecipazione dei soci Ramiro e José, è giusto registrare i diversi
collaboratori, senza escludere gli altri, quelli dei primi tempi, che
meriterebbero anche loro essere elencati, con onore; ad esempio "Niquinho"
(che non uccideva neanche un sariga all'ordine di Pedro Zappelini, che gli
diceva che il sariga era giudice di pace all'epoca in cui gli animali parlavano
- e "Niquinho" veramente credeva), di José Virgolino dos Santos, Sílvio
Zappelini, Jacó Zappelini , Nicolau Correa, José Neves, Alcides Santos Nunes -
il Cidóca, l'infaticabile Liberato Borghezan, Jonas Bittencourt (l'antico
albergatore), José Carlos - il sempre allegre Zé Carlos, il personale della
prima cucina del Hotel das Termas: la Julia, la Margarida, la Lena, la Dete, la
Zuma, l'Antonio, il João, ed il capocuoco Tomás. E
tanti altri dell'inizio delle costruzioni, che qua meritavano essere registrati
anche. Uomini che hanno dato le loro vite all'imprendimento che cominciava.
Risalto speciale ad Arino Cargnin e la signora Belinha. Anche a Sílvio
Zappelini, già citato. È giusto menzionare il nome di Hercílio Zappelini, che
ha dedicato la sua vita alla impresa "Gravatal", con un lavoro serio
ed onesto.
RITORNANDO
AL PASSATO
La
prima macchina che è apparsa a Braço do Norte è stata quella di Pedro
Zappelini. È venuta da Tubarão. Dopo il 1926, aprossimatamente. Pedro si
recava a Braço Norte per controllare le sue terre. Racconta la signora Natália
Becker, che quando l'hanno visto con la macchina, diboscavano sulla collina.
Hanno visto l'automobile e si sono spaventati. Sono rimasti com la falce in
mano. La macchina è sparita, sono andati a guardare dove era appena passata.
Trovando le tracce, sfregavano le dita sul pavimento per sentire il registro
della gomma, l'odore, analisare...
Pedro
Zappelini e Estevão Grasso, italiani, e Adolfo Kindemann e José Knaben,
tedeschi, hanno fondato la colonia di São Miguel, esistente fin'oggi, nelle
vicinanze di Gravatal. Questo è successo nel 1920 circa. Erano i proprietari
della fattoria Roque Sá, Manoel Pedro das Neves e Vasco Fernandes. Nicolau
Agostinho aveva degli schiavi neri per il servizio. Gli colpiva
con la frusta senza pietà. Tra i neri, Pedro Camboio, servitore che da piccolo
era costretto a portare pesanti casse con la manioca, dalle colline alla
fattoria. Era così pesante che gli ha deformato le gambe e così è cresciuto
lui, con le gambe arcate.
La prima pista di rullaggio che ha avuto la città di
Tubarão è stata costruita in un terreno ceduto da Pedro Zappelini. L'estensione
di questa zona era di aprossimatamente mille metri di lunghezza per ottanta di
larghezza. Si trovava nelle vicinanze della casa di Pedro, la "Vila
Aurora". È stata inaugurata nel 15 settembre 1935.
Atterravano
aeroplani che praticavano volo. All'inaugurazione della pista di rullaggio è
comparita una "squadriglia" della Base Aérea de Aviação de Florianópolis,
in presenza di quasi mille spettatori. Diversi oratori si sono fatti sentire, in
un lauto "churrasco" (festa dove si mangia la carne allo spiedo)
offerto agli aviatori. Erano presenti anche molte autorità, addirittura i preti
venuti delle diverse parrocchie della regione. Adornavano i festeggiamenti la
Sociedade Musical Carlos Gomes, che è venuta in un treno della Estrada de Ferro
Teresa Cristina, dalla Laguna, e la Banda Musical Lira Tubaronense.
Anni
più tardi, abbandonata e dichiarata impropria all'uso dell'atterraggio degli
aeroplani più grandi, ed anche perché un'altra pista è stata costruita, in
una area ceduta dalla famiglia Collaço, sotto la promessa della Air France in
cui essa farebbe un piano di scalo in questa nuova pista di rullaggio, una volta
alla settimana. Però, questo piano di scalo non è mai accaduto. Allora Pedro
ha ripreso la sua area, prima ceduta, e in quel momento non più utililizzata al
fine a cui è stata destinata. Pedro l'ha ritagliata a pezzi, in lotti diversi,
per venderli.
È
folclorico raccontare ciò che è successo prima dell'inaugurazione di questa
pista di rullaggio. Il giornale settimanale A Imprensa, "indipendente e
notizioso", nella sua edizione del 18 agosto 1935 (l'abbonamento costava
$5.000 - pagamento in anticipo), ha pubblicato ciò che segue.
Nel
quindici agosto, Giovedì. Comincia un giorno radiante di splendore. Il sole
trasborda torrenti di raggi di sole sulla cittadina (che è Tubarão). Anche il
freddo, che ci stava castigando negli ultimi tempi, è sparito, arrivando nel
suo posto una temperatura molto piacevole. La popolazione è impaziente ed
apprensiva, il vicaro corre il rischio di pregare alle pareti. Ma perché? Perché
le autorità locali hanno ricevuto il comunicato del Comandante da Base de Aviação
Naval a Florianópolis che verrebbe lui stesso ad esaminare la pista adatta all'atterraggio.
Ed è venuto. Sono le ore dieci
e quattro minuti nell'orologio della chiesa. Una valanga umana invade le terre
di Pedro Zappelini (era un grande proprietario di terre a Tubarão e nelle
vicinanze) attentamente preparate per l'atterraggio. C'era un numero gigantesco
di bambini. In un dato momento, tutti miravano al nord. - Viene là , viene là!
Guarda
nella direzione del mio dito. Qua, ragazzo, sulla casa dei Collaço.
Erano
due punti che apparivano nel blu celeste di questa mattina magnifica. Stanno
crescendo, crescendo, ed eccoli sulle nostre teste a volare e a fare delle
acrobazie. L'aereo in cui navigava il comandnte Medeiros ha fatto il
riconoscimento e ha atterrato. In sua compagnia è venuto il tenente Basilio. L'altro aereo non era ancora sceso.
Eccolo che esegue una pericolosissima acrobazia, che
nel modo di dire del "Janóca", neanche l'avvoltoio la potrebbe fare.
L'aviatore sembra che ha perso il controllo dell'uccello di acciaio. L'aereo ha
atterrato subito dopo. Racconta il gionale che un ragazzo ha colpito l'aereo per
assicurarsi che era duro l'acciaio.
Continua il giornale A Imprensa : gli aviatori, in
compagnia del sindaco municipale Luiz Martins Collaço, ed altre persone
notevoli, hanno percorso la pista. Gli avventati assi della nostra gloriosa
marina si sono rivelati soddisfati per il lavroro che stavano facendo e hanno
dichiarato che, finita la costruzione della pista, sarebbe iniziata una linea
della posta aerea tra Florianópolis e quella città. Il comandante ha
ringraziato Pedro Zappelini, per la cessione del terreno e ha confessato la sua
soddisfazione dell'interesse del popolo nella costruzione della riferita pista. Dopo,
gli aerei hanno cominciato il volo di ritorno. Prima di riprendere la rotta per
la Capitale, il tenente Basilio, che questa volta viaggiava solo, esegue varie
acrobazie.
Disastro
di aviazoine a Tubarão. Così ha pubblicato il giornale A Imprensa, edizione
del 23 febbraio 1936. Notizia tragica, di serie e gravi conseguenze, ci pare.
Guardiamo il testo. Mercoledì scorso, la nostra città è stata il palco per un
disastro aereo, nella pista di volo provvisoria, nella proprietà di Pedro
Zappelini. Due aerei della Base de Aviação Naval de Florianópolis, come il
solito, sono venuti a fare un volo esperimentale in una visita alla città. L'aereo
pilotato dal Tenente Alfredo Elis Neto, avendo come meccanico il Sergente
Rufino, nell'atterrare ha subito un piccolo danno, si è rotto l'acciaio della
poppa, che ha penetrato la terra nell'atterrare. Poco tempo dopo, l'aereo è
ritornato a Florianópolis e ha portato un altro pezzo per sostituire quello
rotto. Dopo la riparazione, il Tenente Alfredo è andato a girare l'elica. Il meccanico Rufino, che si trovava controllando l'aereo, si è
distratto e l'ha accelerato invece di fermarlo. L'aereo ha scappato ed è andato
in direzione alla macchina della Prefettura, stracciandola. Fortunatamente
non ci sono state delle vittime e nessun ferito. Hanno sistemato l'aereo ed l'hanno
rimandato a Florianópolis. Così era scritto sul giornale citato.
Comunque,
Pedro Zappelini, ha accettato cedere le terre per la costruzione della pista di
rullaggio mediante una "modica somma", giacché era una area che si
stava coltivando. Non si poteva permettere lo
svantaggio. Il risultato è stato raccontato sopra. L'aviazione non ha più
usato la pista e Pedro l'ha ripresa. L'ha ritagliata e l'ha venduta in lotti
vari. Attualmente,
nello stesso luogo, c'è l' "Avenida Pedro Zappelini".
Durante
la "República Velha"- dal 1890 al 1930 - Pedro Zappelini, nonostante
avesse la cittadinanza straniera (lui soltanto ha richiesto il registro di
straniero nel 28 dicembre 1940), ha occupato il posto di Conselheiro Municipal,
antica denominazione dell'attuale Vereador (Consigliere Municipale), dal 1919 al
1923. La Revoluzione di 1930 chiude il Conselho Municipal. Era il periodo dell'
Era Vargas. Nel 1919, insieme a Pedro Zappelini, sono anche stati consiglieri
municipali Luis Antonio da Rosa, Simeão Esmeraldino de Medeiros, Patrício
Antunes Teixeira, Manoel Teixeira Nunes, Anselmo Cargnin e Pedro Thomaz
Sobrinho. Nel 1923, oltre a Pedro Zappelini (che è mancato a diverse sessioni,
a cominciare dal gennaio di quell'anno), hanno eseguito la stessa funzione
Antonio Pedro da Silva Medeiros, Severino Albino Correa, Raymundo Tonon, Pedro
Magalhães de Castro, Manoel Teixeira Nunes, Simeão Medeiros, Manoel Antonio
Fructuoso e Leopoldo Manoel Firmino. Hercílio, suo figlio, è stato consigliere
municipale nel 1955.
Pedro ha avuto un'automobile Oldsmobile. L'ha venduta
a Fernando Genovez. La macchina è finita nel cantiere edile della Cia. Siderúrgica
Nacional, a Capivari, che prima era distretto di Tubarão. Landislau Larroyd, una mischia di meccanico e fontaniere, ha
trasformato, con astuzia e arte, il motore della vecchia Oldsmobile in un
apparecchio che produceva luce ed energia. L'invenzione è stata una benedizione,
perché tra le diverse difficoltà imposte dalla Seconda Guerra, in quell'epoca,
verso il 1943, c'era un draconiano razionamento di benzina. L'ingegno (il motore
dell'antica macchina di Pedro) carburata a carvone ha cominciato a fornire
energia elettrica per l'iluminazione del cantiere edile della fabbrica.
Nel
27 giugno 1931 hanno fondato il Clube 29 de Junho, a Tubarão. Hanno firmato il
verbale della fondazione le 22 persone che erano presenti in quel giorno, tra
loro, Pedro Zappelini, insieme a Luiz Martins Collaço, José Nicolau de
Carvalho, Rubens Faraco, Januário Alves Garcia, Manoel Cabral, Roberto Zumblick,
Germano Siebert ed altri.
Basati
su alcune ricerche crediamo che Pedro Zappelini era un grande proprietario di
terre ed immobili urbani nella regione amministrativa di Tubarão. Lui ha posseduto molte terre nelle zone vicine alla
regione montagnosa dello Stato. Per esempio, nel febbraio 1949, annunciavano nel
giornale "Imprensa", della città di Tubarão, la vendita di una
grangia con 118 há., incluso due case, una di legno e un'altra di muratura, con
una serie di migliorie. Dopo, anche 30 lotti coloniali, localizati nella zona chiamata Rio
dos Indios, comune di Rio Fortuna, con 3 parti di selva vergine. Nel giugno
1945, nello stesso giornale, l'unico della città di Tubarão, Pedro vendeva la
casa dove ci era stata l'antica Prefettura Municipale, nella via Coronel Collaço,
al prezzo di Cr$ 25.000,00. Per mettere in evidenza, in soltanto un libro di
registro di immobili, nell'anno 1948, sono stati trovati più di dieci contratti
di compra e vendita di lotti urbani ed immobili coloniali, riferiti a Pedro e ai
suoi figli Hercílio e Aldo.
Non si conosce quale sia la relazione di parentela
con il nostro Pedro. Però, la ricerca ha risultato nella scoperta di un omonimo
di Pedro Zappelini. Consta nella circoscrizione giudiziaria di Tubarão un
documento storico del mandato di cattura preventiva formulato contro Pedro
Zappelini e suo fratello Benedito Zappelini, figli di João Zappelini, tutti
nati in San Benedetto Po, in Italia (città della nascita del nostro Pedro), all'occasione
residenti ad Azambuja. Ragione: discussione sulle terre. Il mandato
è stato deferito. Questo è avvenuto nel 21 maggio 1890. Succede che il nostro
Pedro è arrivato in Brasile soltanto due anni dopo questo fatto, sbarcando in
Brasile nel 1892. Si tratta, allora, di un omonimo
di Pedro. Tutto ciò ci lascia pensare che questo João Zappelini è stato uno
dei primi Zappelini che sono arrivati in Brasile, nella pirma 'rimessa' degli
emigranti nati in San Benedetto Po, ed era cugino del padre del nostro Pedro.
Insomma, così è accaduto: nel 21 maggio 1890, nella comune di Azambuja, in un
negozio locale, c'erano i fratelli Pedro (19 anni) e Benedito (21 anni), figli
di João Zappelini (tutti nati in San Benedetto Po), quando è entrato, montato
su un cavallo, ubbriaco, il cittadino João Alexandre, urlando ad alta voce che
la famiglia Zappelini aveva invaso la sua proprietà. Benedito ha affermato che
niente era successo. João ha proiettato il suo cavallo in direzione a Benedito
e l'animale ha scacciato il suo piede. Davanti alla situazione, Pedro ha reagito
anche, ed una litiga è cominciata. Durante la lotta, João Alexandre è stato
ferito cinque volte da un temperino, che portava Benedito. Il commissario Patrício
Pinto de Magalhães ha rogato il fatto e ha chiesto la prigione preventiva di
Pedro e Benedito. Il
giudice municipale della Vila de Tubarão, Anacleto Phóes de Bitencourt ha
deferito il mandato. Però, nel giorno dopo, i fratelli erano già liberi.
C'è
un registro sul gionale A voz do povo, pubblicato a Tubarão/SC nel 15 giugno
1952, raccontando le storie dell'antica città, che Amadeu Balsini, Matias
Fritzen, Salvador Almeida Machado e Humberto Zappelini, sono stati portati alla
giuria popolare, nel 6 luglio 1917, e sono stati assolti. Niente altro si aggiunge. È ovvio che qualcuno è stato ucciso o è
successo il tentativo di omicidio, in conseguenza delle terre.
Un'altra
storia ci porta a Clyto Jacomo Zappelini. Residente a Palmeiras, vicino a Orleães/SC,
ha avuto decretata la bancarotta del suo stabilimento commerciale dal giudice João
de Deus Faustino da Silva, di Tubarão/SC. È avvenuto nel 14 giugno 1927. Nel
negozio Clyto vendeva tessuti e mercerie.
Succede
che i Zappelini non accetterebbero l'offesa, nonostanre fossero immigranti,
coloni, quasi senza saper leggere. E così era necessario per la loro
sopravvivenza, principalmente in quei tempi di tante difficoltà. La terra
acquistata com molto impegno era come un tesoro per la famiglia immigrante. I
Zappelini non si sono mai permessi ad avere un disinteresse gratuito per le loro
terre come qualsiasi caboclo o brasiliano avventurieri. Lottavano per
le loro terre. Per questa ragione sono emigrati. Allora non sarebbe un caboclo che gli priverebbe del patrimonio più
precioso che possedevano. Sono accaduti vari eventi litigiosi in difesa della
proprietà, secondo dati trovati nella ricerca. I Zappelini hanno la tradizione di lottare per i loro diritti. Pedro
Zappelini è nome di un viale nelle città di Tubarão e Gravatal. Suo figlio,
Hercílio, è nome di un'autostrada statale. In Italia, a Busto
Arsizio (VA), c'è la "via Zappelini". L'Università Cittadina per la
Cultura Popolare (Italia), possiede la stanza "Zappelini", destinata
alle conferenze e agli eventi culturali. Comunque non si conosce il legame
esistente di quello Zappelini con Pedro Zappelini.
Nel 23 luglio 1964, con 85 anni, dopo una lunga e
penosa malattia, muore il corpo di Pedro Zappelini, lasciando l'esempio di un
uomo onesto, dissodatore ed inventivo. Un grande ed eroico colonizzatore. I suoi
figli hanno proseguito l'opera del loro padre, fino al suo viaggio all'Oriente
Eterno. Le figlie Irene, Elisa, Anita e Matilde hanno saputo compiere, con onore,
il loro ruolo di spose e madri, fino alla loro morte.
A
Tubarão, sotto l'orientamento di Pedro, i figli Hercílio e Aldo hanno creato
la società Zappelini e Cia., con i soci Spedito Furlan e Ladislau Larroyd, che
esecutava servizi di falegnameria e costruzione in generale. Il capitale sociale
era di 7:500$000 (sette contos o cinquecento mille reais). La società è durata dal gennaio 1941 al novembre 1946. Dopo c'era
Cia. de Automóveis Zappelini, che rappresentava la marca Studebaker. Ha seguito,
dopo, con Raymundo Guarezzi e Cia. Ltda., ed i soci erano Jacob Maestri,
Raymundo Guarezzi, Artemio Turcatto, Aldo e Hercílio Zappelini. La finalità
era l'imbottigliamento di vino. È durata dal 15 novembre 1946 al 31 gennaio
1951. Nel febbraio del 1951, Aldo, Hercílio ed il cognato Duilio Bianchini,
hanno fondato la Bianchini Zappelini Ltda., che è finita nell'aprile 1971,
quando l'hanno venduta a Ariosvaldo Durante e Alberto Botega. Allo
stesso tempo, Aldo e Hercílio stavano alla direzione della Cia. de Águas
Termais do Gravatal.
CONCLUSIONE
Tanti
sogni ed esperanze di una vita migliore portavano gli emigranti nei loro bagagli,
all'incontro della nuova patria. Questi uomini inventivi, nonostante coloni,
hanno avuto forza, resistenza e iniziativa, per sopportare le solitudini
confinate nelle terre strane alla loro patria. Nessuno, in qualsiasi maniera, può
diminuire il grande contributo che questi gruppi di coloni hanno portato al
progresso economico e sociale di questa patria adottiva.
Più
che rendere un omaggio ai nostri antenati, registrare il passato risccata una
parte importante dei valori acquistati durante centinaia di generazioni. Un
debito importante che abbiamo con noi stessi perché, alla fine, siamo una parte
viva di questa eredità dei geni e delle tradizioni che è di grande valore.
Questo spazio è dedicato ai bravi ed onorevoli antenati Maria Bovi (madre),
Giuseppe Garibaldi, Pedro e Amilcare, che alla fine del secolo passato, hanno
riunito i loro scarsi beni in pesanti bauli, i sogni alimentati di una vita
migliore e hanno lasciato l'Italia, sopportando un viaggio di quasi un mese su
una nave traghetto a vapore in direzione a questa ancora 'nuova America'. È una
saga non molto diversa di quella degli altri valorosi immigranti italiani ai
quali rendo anche questo genuino omaggio.
Noi
italiani lavorati. Allegri andiamo in Brasile. E voialtri d'Italia signori.
Lavoratelo in volstro badile. Se volete mangiare. Noi, lavoratori italiani.
Andiamo contenti in Brasile. E voi, nobili dell'Italia. Prendete la pala. Se volete mangiare.
Era questo lo spirito, era questa la canzone degli
emigranti italiani, sulle le loro navi.
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inviato
il 04.10.2000 da Aldo Cesar Zappelini - BRASILE